A Carbonara la cerimonia di intitolazione di via Paolo Pellegrini

La sua lunga e brillante carriera è stata costellata di benemerenze.

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Su iniziativa dell'Amministrazione comunale, martedì 29 giugno, alle 10, alla presenza del sindaco Michele Emiliano, dell'assessore alla Toponomastica Filippo Barattolo e del presidente della IV Circoscrizione Michele Di Giulio, ha avuto luogo la cerimonia di intitolazione di via Paolo Pellegrini a Carbonara.
La giunta comunale, accogliendo la proposta del Consiglio della IV Circoscrizione di intitolare una strada del territorio circoscrizionale alla memoria di Paolo Pellegrini, compianto primario della divisione di Chirurgia generale dell'Ospedale Di Venere, del quale vengono riconosciute doti professionali e umane di indiscusso spessore e spirito di sacrificio e dedizione al servizio che andavano ben oltre il normale dovere deontologico, ha individuato una nuova area di recente urbanizzazione priva di una propria denominazione: la Traversa al n. 137 di via De Marinis.
Con l'intervento di Antonio Picardi, dirigente medico di Chirurgia presso l'Ospedale Di Venere.

 

NOTIZIE BIOGRAFICHE
PAOLO PELLEGRINI (1921 - 1994)
Nato a Napoli il 7 giugno 1921, si laureò all'Università di Bari in Medicina e Chirurgia con 110/110 e lode. Assistente volontario dal 1946 al 1958 presso la Clinica Chirurgica Universitaria di Bari; specializzatosi prima in Chirurgia e poi in Urologia con il massimo dei voti, è stato Primario della Divisione di Chirurgia dell'Ospedale Di Venere per ben 34 anni (dal 1957 al 1991).

La sua giornata lavorativa, una vera e propria missione, si svolgeva senza alcun limite di orario non solo in sala operatoria, ma anche in corsia fra i suoi pazienti. La sua scrupolosità professionale lo portava anche a tarda sera a rivedere tutti i pazienti che aveva visitato nel pomeriggio al termine della seduta operatoria, cosa che gli procurò l'amputazione di alcune dita delle mani per le radiazioni ionizzanti cui si esponeva durante l'esecuzione di esami radiologici intraoperatori.

Negli ultimi anni della sua carriera, pur limitato a causa dei malanni, ha continuato nella sua opera di grande maestro dispensando consigli a tutti i suoi collaboratori.

La sua popolarità aveva raggiunto anche regioni limitrofe come la Campania, la Basilicata e la Calabria. Visitava fino a notte inoltrata, gratuitamente, sempre alla presenza del personale infermieristico a lui legato da rispetto e affetto.
La sua lunga e brillante carriera è stata costellata di benemerenze.

Ha trascorso gli ultimi anni della sua vita in condizioni fisiche non buone ma, da grande uomo qual era, con grande dignità.
Il 16 maggio 1994, quando si diffuse la notizia della sua morte, un innaturale silenzio avvolse l'Ospedale Di Venere.

Uno degli insegnamenti che ha lasciato in eredità a quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo è quello dell'amore verso il prossimo, insieme alla grande disponibilità ad aiutare le persone in difficoltà.

Fonte: Comune di Bari

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